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Causazione e non-localizzazione nelle possibilità di criopreservazione umana

Posted: Sun, July 14, 2013 | By: Italian



di Roberta Betti

​Tramite la teoria einsteiniana della relatività speciale potendo disporre di un quid informativo costituito, in un caso specifico, da un’eredità psichica (la quantità di informazione offerta dalla struttura corticale al momento del decesso) al momento “zero” localizzata in connessioni che avvengono istantaneamente, fortemente schermato da un’entità di stessa matrice ma differente costituzione astratta- perciò da un totale di elementi informativi spurii in grado di frapporsi tra il substrato in esame (il cervello, più propriamente nella sua carnalità) e l’attraversamento di spazio sinaptico implicito nella trasmissione del pensiero- e nella fattispecie mediante le sue interazioni col Teorema di Bell (dati per fondati i principali paradigmi della meccanica quantistica, le misurazioni effettuate tra particelle saranno sempre e comunque correlate), virtualmente possiamo affermare che, dai principi dell’Universo (accreditando la teoria del Big Bang come fonte causale originaria), ogni singola particella sussistente continua a far parte di un unico sistema autocausante (spiegazione fornita da numerosi assertori della telepatia), dando luogo ad una realtà non localizzata che mantiene non mediata ed immutata la Realtà sottostante ad ogni cosa, di cui primariamente od ultimamente, a seconda dei punti di vista, la mente stessa ne è parte (o addirittura motivo fondante).

I pattern caratteristici fondanti di ogni firma psichica umana, i quali non deterministicamente sono in grado di dar forma evolutiva ad esperienze e predisposizioni, così come ai gusti ed alla predisposizione a recepire quanti più dettagli dell’ambiente circostante, fanno supporre l’osservazione di un quid causale all’interno della mente dell’osservatore (fatto noto, a livello teoretico, come principale ostacolo alle correnti versioni del mind-uploading) immerso in una matrice di varianti precostituite ma ancora ineffettive, che combinate alla visione attuativa degli eventi danno luogo allo scorrere del tempo percettibile su scala umana. La nebulosità fondata sulla movibilità intrinseca delle funzioni d’onda quantistiche offre una visione transpersonale nel momento in cui occupiamo superficialmente, a livello neuronale, stati di dati differenti, appellandoci ai teoremi godeliani (“Qualsiasi sistema logico abbastanza complesso che contenga come minimo della semplice aritmetica può esprimere asserzioni vere che non possono essere dedotte dai suoi assiomi”). In una reversione informativa, i mutamenti fisici non degradabili occorrenti all’atto della morte, consistenti nella conservazione dell’energia secondo i basilari principi della termodinamica, non sopravvivono ad una loro eventuale escissione dalle membrane cerebrali dimostrando una creabilità fisica consistente prominente da parte di sostrati di essenza non cristallizzata, promanando direttamente da lobi e circonvoluzioni più o meno sviluppate in consistenza e volume le principali qualità che hanno reso le personalità umane artefici di una colorita e tangibile variabilità comportamentale, trascendendo a tal punto alcune visioni tipicamente non behavioristiche. Il volto del ritardo rispetto a tale visione determinerà la possibilità di ricreare non più ex novo, bensì riprodurre una struttura psicofisica originante dai fasti antichi della persona che fu un tempo viva ed attiva su Terra, di peculiarità immutate- sostanzialmente identica al suo Sé primitivo.



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