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Medicina rigenerativa per il ripristino delle funzioni cerebrali post-terapia

Posted: Thu, July 11, 2013 | By: Italian



​di Roberta Betti

Una larga maggioranza di tumori primari maligni dell’encefalo dimostra l’incidenza superiore di glioblastomi multiformi rispetto al restante 30% di affezioni cancerogene a livello cerebrale- le cure sono sovente rappresentate da incisioni e resezioni della massa principale tumorale, seguita di norma da una somministrazione continua di terapie radiative e tranche di provvedimenti di natura chemioterapica, trattamenti che spesso sono a capo di una generalizzata accumulazione neurotossica nei circuiti circostanti costituiti dai tessuti sani dell’organo. L’impatto indesiderabile degli effetti post terapici su tali strutture conservate al di fuori dei segni visibili della malattia incorsa è stato verificato, qualificandosi in una mutazione (spesso in senso negativo, o comunque degenerativo) delle capacità cognitive e psicofisiche del paziente, lasciando la GBM praticamente incurabile nonostante la severità del trattamento (con una mediana temporale di sopravvivenza di poco superiore ad un anno) . La capacità invasiva delle cellule-glioma sono in grado, difatti, di raggiungere il parenchima cerebrale migrando attraverso il corpo calloso, creando masse tumorali lungo la sezione controlaterale dei loci affetti precedentemente dalla manifestazione oncogena.

Recentemente sono state osservate piccole sotto-popolazioni cellulari di enti mutageni particolarmente resistenti alla terapia, dimostranti fondamentalmente caratteristiche di totipotenza, delle quali si è immediatamente apprezzata la capacità (al momento in fase di test e sperimentazione) di portare immediatamente i nutrienti e le terapie necessarie ad una più completa ristrutturazione e contigua preservazione delle parti sane, trasportando vettorialmente catalizzatori in grado di mutare gli agenti attivi di natura tossica in una matrice di localizzazione specifica nelle parti costituenti l’area del trattamento. L’area citotossica, in particolar modo, è particolarmente circoscritta da vettori quali HSV-thymidine kinase, incorporando il nucleotide d’ogni cellula all’interno delle catene di DNA bersaglio. Una sopravvivenza estesa è già da ora ottenibile tramite la somministrazione di gruppi medicinali angiogenici, comunque non facilmente assimilabili a riparazioni loco regionali. La selettiva riparazione e la contestuale distruzione dei percorsi neovascolarizzati intervenendo ulteriormente per terapia genica, rimodulando il fenotipo reprimendo la sovraespressione in nuove forme di glioma delle cellule, può ritrovare conferme valide in accoppiata all’applicazione di immunosoppressori quali la rapamicina.



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