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Prospettive di vita in età post-riproduttiva sotto un profilo evoluzionistico

Posted: Thu, July 04, 2013 | By: Italian



​by Roberta Betti 

Per quale motivo, come fenomeno osservabile da centinaia d’anni a oggi, una caratteristica piuttosto insolita della demografia umana, ovvero la sopravvivenza in età successiva al dispendio (o al declino biologico) delle risorse riproduttive, viene mantenuta sostanzialmente inalterata come carattere immutabile e vantaggioso? Vari e numerosi studi hanno dimostrato l’indubbia utilità della presenza di madri anziane e nonne in grado di accudire la prole, a prescindere dalla fitness individuale (la probabilità percentuale di potersi riprodurre con successo). Il contributo significativo fornito ai nascituri e ai bambini è inoltre correlato a tassi estremamente bassi di morte per predazione, parassitismo, incidenti e malattie di svariata specie. Ciò è correlato alla presenza di ambienti favorevoli creati artificialmente dall’Uomo, pur essendo un fenomeno osservato in altre specie. 

Viene difatti notato che la Caenorhabditis Elegans, un verme nematode utilizzato in svariati campi di analisi biologica, life-extension inclusa, per le sue peculiarità riproduttive, al pari del D. melanogaster, mostra un progressivo e rapido declino delle sue facoltà proliferatrici in media età, onde investire i propri sforzi nello sviluppo degli ovociti rimanenti, dimostrando che la senescenza riproduttiva non è un fenomeno esclusivamente riservato alla nostra specie. In particolar modo, mutando alcuni recettori insulinici (nella fattispecie, rielaborando il gene daf-2, codificante l’IGF-1, recettore responsabile dell’adattamento riproduttivo, della termoregolazione e di ulteriori processi metabolici), l’incremento del lifespan coincide con una prospettiva regolatice di possibilità riproduttiva oltre la stasi biologica delle cellule deputate. Variazioni del pathway insulinico all’interno del codice genetico umano, regolando perciò direttamente le aspettative di adattamento riproduttivo, identificano circuiti ancestrali predisposti alla regolazione della longevità , prescindendo dalla “teoria dell’invecchiamento dei corpi eliminabili”, la quale suggerirebbe quanto sia più apparentemente vantaggioso investire su corpi e prole nuova anziché mantenere in vita esemplari consunti e logori di vecchiaia. La modificazione di alcuni aspetti metabolici in età anziana, infatti, prevede una nuova canalizzazione e riorganizzazione delle modalità in cui l’energia viene impiegata ed immagazzinata, in accordo ad una politica di risparmio che consente comunque di badare alla progenie di seconda generazione pur non esagerando nel consumo di risorse utili.

 



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