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Su come la ricerca della Mereologia dimostri l’essenzialità dell’immortale [Parte Seconda]

Posted: Sun, July 07, 2013 | By: Italian



di Roberta Betti

Analogamente a quanto visto nell’articolo precedente, indicando i rapporti relativi all’ascesa non dunque più primitiva tra la parte (principalmente uno spazio compatto di idee ascrivibili al noumeno greco, identificandosi dunque con l’attività cerebrale spuria) ed il tutto, uniformemente continuo (il substrato-Cosmos che contiene l’Energia, increabile e mutabile secondo il principio universalmente riconosciuto della conservazione della massa), percepiamo un’istanza di rigore mereologico che fornisce prevedibilità gestionale sulle parti chiamate in causa, fornendo linee di sviluppo dunque a concetti quali mind-uploading, sopravvivendo come istanza essenzialista (ciò che viene modificato perde identità attraverso il tempospazio)- la coscienza viene di fatto a configurarsi come un contenuto rappresentazionale irriducibile, un residuo fenomenologico, tentativo direttamente esportato dalla proprietà matematicamente discreta di permettere una conservazione di interstati in grado di porci in diretta comprensione con il Reale, con entità di potenza non dissimile ad una perpetuazione dell’attività del desiderio, designando qualsiasi parte complessa come appartenente ad una fondazione strutturale non dissimile alla Fundierung hussleriana:

Se un α come tale puo esistere soltanto in una unità comprensiva che lo connette ad un μ, noi diciamo che un α come tale ha bisogno di essere fondato [strutturalmente] da un μ, o anche: un α come tale ha bisogno di essere integrato da un μ. Se percio αº e μº sono casi particolari determinati dai generi puri α e μ, che si realizzano in un unico intero e che si trovano nel rapporto indicato, noi diciamo che αº e fondato [strutturalmente] da μº, e soltanto da μº, se il bisogno di integrazione di α viene soddisfatto unicamente da μ.”

Il campo di significanti-significati viene dunque reso sostanziale da una coscienza incarnata, una fondazione di elementi-tempo interdipendenti discernibili da una prima istanza unilaterale (il contenuto fondante), da cui al primo frazionamento dell’intero sussegue una estensiva, potenzialmente illimitata (ma comunque deteriorata inesorabilmente dalla morte) capacità di concreto assoluto, di cui il transumanesimo è determinato ad assumere piena legalità causale, conseguendo la proseguibilità del fatto che pone in Essere l’Energia, pena finire in una densità antigeometrica, dove parti del Tutto vengono scambiate per tranche delle parti stesse, avocando a tal punto un mindset che comporti il collasso dell’essere umano in un loop di peculiare rappresentazione mortalista. Il primato fenomenologico secondo cui la contrapposizione classicamente psicanalitica conscio-inconscio si inserisce nelle culture occidentali così come in quelle del Sol Levante occulta la Vita autodefinendosene comunque una promanazione apodittica, nel senso in cui l’individuo s’assume piena responsabilità di porre fine alla propria esistenza, ma nei limiti in cui essa sia stata vissuta senza latenza dispositiva nei riguardi dei desideri intrinseci della stessa, “realizzandosi” secondo le proprie personali ambizioni.

Non vi è dunque alcuna rottura coscienziale né detachment a-tematico con la Realtà comunemente sperimentata dalla specie nell’immortalista: l’associatività a rappresentazioni sempre derivative delle circostanze viene fornita dal nome della vita stessa, l’Inconscio, nonché dalla spinta anti-tanatogena venutasi a formare come concreta pulsione di totalità (in piena Vorstellen), un’intenzionalità fungente ed una capacità di autodeterminarsi come importo affettivo verso le esperienze di cui si desidera ampliamento e contestuale arricchimento. [fine seconda parte]

 



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