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Un cervello sopravvissuto ad un fascio di protoni canalizzato: la storia di Anatoli Bugorski

Posted: Fri, July 05, 2013 | By: Italian



​by Roberta Betti

Proprietà neurobiologica fondamentale del nostro encefalo è senz’ombra di dubbio la plasticità sinaptica, definibile come l’attitudine di derivazione direttamente cerebrale a rimodulare, instaurare e sovrintendere a nuove connessioni neuronali, modificandone intimamente la struttura intrinseca, risultando infine a livello epifenomenico in un’esperienza di migliore comprensione dell’ambiente circostante, incrementando in ultima sede il QI proprio dell’individuo. Ciò consente alle funzioni proprie della corteccia di palesarsi secondo canali di incremento costante di efficienza trasmissiva e/o ricettiva (come avviene nel potenziamento a lungo termine o LTP), procedimento corroborato da una ciclicità per cui plasticità intrinseca e neuronale originano nuovi neuroni (neurogenesi), propagando e autoperpetuando il ciclo.

Anatoli Bugorski
Anatoli Bugorski

Non è raro che, malgrado tali eventi ricostruttivi e migliorativi si manifestino principalmente ogniqualvolta esaminiamo l’ambiente circostante o progetti e problemi di difficoltà particolarmente elevata, avvengano rigenerazioni a livello materico (dando luogo a fenomeni di vicariamento tra luoghi dell’encefalo, per cui ad esempio le funzioni della corteccia motoria possono essere coadiuvate da aree vicine) adattandosi contestualmente alla situazione post-lesione in cui il paziente si trova a versare. Lo scienziato russo Anatoli Bugorski, nel luglio 1978, controllando alcuni strumenti malfunzionanti dell’acceleratore Synchrotron U-70, quando accidentalmente i sistemi di sicurezza andarono in blackout, si ritrovò la testa esposta al fascio diretto di protoni emesso dalla macchina. Nelle interviste successive all’evento, avrebbe dichiarato di aver sperimentato la visione di “un migliaio di brillanti soli”, affermando di non aver sentito alcun dolore in seguito. Calcolando, a posteriori, l’effetto radiativo-ionizzante (2000 gray stimati all’entrata del cranio, 3000 all’uscita) a cui l’encefalo di Bugorski venne sottoposto, sappiamo che la mancata morte dello scienziato è da considerarsi come un caso eclatante, sapendo che il raggio penetrò l’encefalo dal retro della calotta cranica, per poi fuoriuscire in prossimità della narice, esfoliando la sua pelle e fondamentalmente danneggiando alcune aree di materia bianca e grigia, lasciò praticamente intatte le sue capacità cerebrali.

Purtroppo, però, la salute dello scienziato non venne preservata dal tempo. Negli anni successivi, tutto ciò che prescindeva dalla parte destrorsa del suo viso andò incontro ad una progressiva ed implacabile paralisi, facendogli inoltre accusare estrema fatica durante sessioni medio/lunghe di studio. Ciononostante, egli riuscì a conseguire un PhD, mentre lottava contro alcuni sintomi residuali, tra i quali epilessie di origine tonico-clonica. Ironicamente, la parte sinistra del suo viso non ha mostrato alcuno stimolo degenerativo-temporale che inducesse all’invecchiamento della stessa: il tempo si è praticamente fermato sul suo viso, conferendo alla metà accidentata un aspetto tipicamente giovanile. Che la compensazione protonica sia in grado di tracciare nuove alternative per combattere la vecchiaia connaturata alla naturale senescenza del corpo?



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